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IL PROGETTO E L’ASSOCIAZIONE DI COMUNI



Nato dalla constatazione della ricchezza ignorata rappresentata dai castelli della provincia di Novara e dal desiderio di recuperare e far conoscere al di fuori dei nostri confini i ricetti della linea del Sesia, il Progetto “Parco Culturale Ludovico il Moro – i Cento Castelli di Novara” è stato sostenuto al suo avvio dal “coraggio di mettersi in gioco” mostrato dal comune di Sizzano e dai comuni di Barengo, Boca e Briona che nell’agosto 2008 hanno fondato l’Associazione che ne porta il nome. Ai 4 comuni fondatori si sono uniti immediatamente Agrate Conturbia Ghemme, Gozzano, Oleggio ed Oleggio Castello, seguiti da Vespolate e successivamente da Ameno, Arona, Bellinzago, Bogogno, Carpignano Sesia, Galliate, Miasino, Paruzzaro, Pombia, Trecate, Varallo Pombia, Vicolungo, cui si sono ora uniti Orta San Giulio, Pella, Pettenasco, Pogno, Soriso. Saranno suggellate  definitivamente anche le adesioni di Borgomanero, Landiona, Lesa mentre diversi altri comuni hanno annunciato la votazione in Consiglio Comunale e quindi la loro adesione entro la prossima estate.

L’interesse sta infatti salendo. Pare essere stato soltanto ieri quando, il 22 settembre 2008, abbiamo inoltrato il progetto al Bando Interreg IV A 2007- 2013 Italia Svizzera e vicinissimo è il momento, il 22 gennaio 2009, in cui abbiamo saputo che la commissione aveva concesso al nostro progetto un finanziamento di 1.003.680 euro, seguito poco più tardi da un contributo di 200.000 euro concesso dalla Fondazione Cariplo. Pochi mesi più tardi il progetto ha ottenuto il patrocinio della Provincia di Novara e del Distretto Turistico dei Laghi.
Nel corso del 2009 abbiamo così potuto avviare tutte le attività previste, le ricerche storiche che ci permetteranno di identificare vicende, personaggi, sorprese artistiche e documenti sconosciuti, come la breve nota di pugno autografo di Ludovico il Moro, comparsa dagli archivi del castello Dal Pozzo, il programma didattico con l’ideazione di schede descrittive e giochi che verrà inviato a tutte le scuole dei nostri comuni, il ricco calendario di eventi per la stagione 2010, il programma di tour e video tour, le attività promozionali e il censimento che oggi presentiamo al pubblico, base di tutto il nostro lavoro.


Un primo censimento, svolto fra il 2008 ed i primi mesi del 2009 ci aveva permesso di contare 105 castelli
da cui il titolo del progetto “Parco Culturale Ludovico il Moro – i cento castelli di Novara”. Oggi ve ne presentiamo  200 in tutto, 165 di cui siamo riusciti a rintracciare la presenza o i resti ed un elenco di altri 35 della cui esistenza un tempo siamo certi grazie a ricerche d’archivio ma i cui resti stiamo ancora cercando.


Con un certo orgoglio possiamo annunciare anche “l’adozione” del nostro progetto da parte di un testimonial d’eccezione:
sarà infatti Vittorio Sgarbi, con una serie di conferenze che, iniziando da Sizzano, lo porteranno attraverso la  provincia a Galliate, Carpignano Sesia,  Borgomanero e Oleggio ad offrire ai Cento Castelli di Novara la visibilità, l’attenzione, il riconoscimento artistico che davvero meritano.


IL SIGNIFICATO SOCIO-CULTURALE

Esaminando il censimento dei castelli, il loro passato storico e traducendo il tutto su una cartina del novarese possiamo notare alcune realtà importanti e molto poco conosciute

La presenza della “linea dei ricetti” i “castelli comunitari” destinati ad ospitare derrate e popolazione, che costeggiano il fiume Sesia sia nel novarese che nel vercellese.
Essi testimoniano come nel passato il fiume rappresentasse il confine di Stato fra Ducato di Milano e Ducato di Savoia e come la popolazione temesse gli attacchi frequenti dall’una o dall’altra parte.

La presenza contemporanea o successiva, in numerosi comuni ed in particolare ma non esclusivamente, lungo il Ticino e l’Agogna, di “castelli guelfi” posseduti da famiglie legate al Marchese di Monferrato ed ai Savoia e di “castelli ghibellini” legati ai Visconti prima, agli Sforza poi.
Ciò testimonia come la nostra provincia sia sempre stata territorio di lotte, di guerre, di conquiste proprio perché terra di confine, sacrificabile e cedibile in caso di necessità, data la protezione che comunque il  fiume Ticino avrebbe offerto a Milano.Qui dunque si combatterono molte delle battaglie del ducato Visconteo – Sforzesco, in particolare quella battaglia persa contro i francesi che nel 1500 segnò la sorte di Ludovico il Moro e la “Battaglia dell’Ariotta” l’ultima battaglia (1513) combattuta all’arma bianca e per questo chiamata “l’ultima battaglia del medioevo”.

Notiamo anche la situazione particolare della “Riviera di Orta” protetta da una serie di fortificazioni mirate a proteggere le terre del Vescovo di Novara, unico Signore e proprietario della Riviera dal 962 al 1767, e per questo costantemente in guerra proprio contro la sua stessa città, Novara.
Ciò testimonia una frattura interna e sancisce l’importanza strategica di quella che è attualmente la seconda città della provincia, Borgomanero, voluta proprio da Novara, attorno al 1100, come “barriera” alle mire espansionistiche dei conti di Biandrate e dei vescovi conti.

IL SIGNIFICATO ECONOMICO

La particolare situazione socioculturale sopra descritta ha dato l’impulso a molto di ciò che va oggi a costituire il patrimonio economico ed enogastronomico della nostra provincia. Infatti:

Se le colline novaresi hanno ricevuto la benedizione dei vigneti è perché le loro terre erano in mano a feudatari e signori in grado di potersi permettere l’invecchiamento dei vini contrariamente a chi per necessità era costretto a metterlo in commercio immediatamente.

Se il territorio è stato ricco di allevamenti è perché i ricchi castellani si nutrivano principalmente di carne, contrariamente al popolo, che viveva di cereali e legumi, decisamente meno costosi

Se si è insediata la coltura del riso è perché i signori vi hanno riconosciuto un forte potenziale economico ed anche perché disponevano delle finanze necessarie alla necessaria conversione agricola dei terreni

Se la coltura della seta prima e il tessile poi si sono potuti sviluppare intensamente lo dobbiamo a chi, al tempo dei castelli, ha costruito una rete di rogge e canali tale da rendere l’intero nostro territorio estremamente appetibile alle attività che necessitano di acqua

Se la Riviera d’Orta si è imposta fin dal 1600 come luogo di pellegrinaggio – oggi si dice “turismo” – religioso è perché i vescovi l’hanno isolata dal mondo, trasformato l’isola di San Giulio nel punto focale del cristianesimo locale e creando attorno ad essa una cortina di “luoghi santi” atta ad attrarre i pellegrini e consolidare il rapporto con la popolazione

Tutto ciò che abbiamo nasce dalla nostra particolare realtà, diversa da ogni altro territorio in Italia. Una cultura dovuta a castelli in antitesi fra loro che ha dato vita ad una economia che oggi proprio grazie ai castelli, se gestita in modo coordinato quale immagine e futuro “brand” della provincia, potrebbe tornare a rappresentare la maggior ricchezza del novarese

La provincia di Novara ha un territorio di 1339 Kmq. Se dividiamo questo numero per il numero di castelli esistenti (165) constatiamo che esiste un castello ogni 8 Kmq. Considerando anche quelli scomparsi (35) ne è esistito uno ogni 6,5 Kmq.

Questi dati confermano in pratica la presenza – in media -  di un castello ogni 2,5 Km. Circa in linea d’aria. Alcuni sono più concentrati, come i 6 castelli di Lesa e i 4 di Ghemme, altri meno ma la media è da Guiness dei primati e tale da garantire ad ogni comune del novarese, piccolo o grande, la possibilità di promuoversi turisticamente, artisticamente, enogastronomicamente e culturalmente

I castelli e le fortificazioni rappresentano infatti l’unico elemento presente in ogni comune della provincia di Novara, sia esso della Bassa, delle Colline, del parco del Ticino, dell’Agogna, del lago Maggiore o della Riviera d’Orta . Rappresentano quindi un forte fattore di unità culturale e storica ed un “brand” dotato di un enorme potenziale anche economico


I castelli di proprietà pubblica sono in alcuni casi già oggi sede di mostre e musei in altri casi non aspettano che un aiuto per poterlo diventare. Il progetto “Parco Culturale Ludovico il Moro costituisce il primo “input” verso il loro salvataggio dalla rovina e la riconversione in strutture culturali come accadrà a breve, a titolo di esempio, con l’Ossario del Ricetto di Sizzano

I castelli pubblici e privati, ma anche i parchi o le piazze antistanti, si prestano a divenire sede di eventi, esposizioni, serate teatrali o musicali e cinema all’aperto. Il progetto “Parco Culturale Ludovico il Moro” con il suo calendario di manifestazioni  che li interessano mira a far conoscere, anzitutto ai propri abitanti, la nostra provincia quale “terra dei castelli”

Alcuni castelli privati si promuovono già autonomamente come “location” per matrimoni e ricevimenti, altri sono gestiti come Hotel. Essi rappresentano la “base” su cui costruire l’accoglienza per il target interessato

Alcuni castelli sono divenuti conventi ed offrono o potrebbero offrire eccellenze artigiane o gastronomiche. Il Convento di clausura di Isola di San Giulio ad esempio rappresenta l’eccellenza assoluta nel campo del restauro di antichi arazzi

Accanto ai castelli sono stati inventariati numerosi ristoranti “al castello”, osterie ed Hostarie “al castello”, cantine vinicole “al castello” , ed una serie di altre attività commerciali il cui nome è legato alla presenza di un maniero. Anche in questo caso le basi per l’ospitalità in caso di tour a tema sono garantite e spesso certificate.


Le “cene medievali” sono oggi molto richieste. Vanno quindi proposte, in ristoranti, tendoni, piazze.
Perché non creare anche qualcosa di nuovo, ad esempio una cena medievale con delitto, logicamente un “delitto medievale”? Il Progetto “Parco Culturale Ludovico il Moro” avvia, a partire dal maggio 2010, grazie alla collaborazione di comuni ed associazioni, una serie di serate medievali, comprensive di arredi e intrattenimento, che potranno attirare pubblico in comuni finora scarsamente turistici. Inoltre il concorso letterario “I Cento Castelli” di cui si avranno i risultati nel giugno 2010 è stato pensato anche con l’obiettivo di raccogliere racconti utilizzabili a tal fine.

Film e Serie Televisive  ambientate in castelli hanno già fatto la fortuna di più di un paese. Pensiamo, per restare in Piemonte, al successo di  ad “Elisa di Rivombrosa” ed ai tour che ora interessano il luogo di produzione, il Castello di Aglié. Creare un “Book delle Location” con cui coinvolgere case di produzione e studi televisivi è uno degli obiettivi del Progetto “Parco Culturale Ludovico il Moro”

Tour accompagnati organizzati. L’incoming in provincia di Novara è fortemente carente. Occorre lanciarlo, se vogliamo aprirci al turismo. Per questo il nostro progetto prevede sia  l’organizzazione di “educo tourdedicati a giornalisti e agenzie turistiche che “tour virtuali” (oggi definiti “Pod cast” ) scaricabili da internet, a disposizione liberamente di scuole, agenzie turistiche e singoli viaggiatori

Prodotti legati in qualche modo al passato vanno a ruba. Il nostro progetto si ripropone quindi di stimolare i produttori a proporre, particolarmente nel caso di manifestazioni ma anche grazie a “punti vendita” legati ai castelli  confezioni ed etichette a tema e, possibilmente, “prodotti del passato” di alto livello.

La convegnistica disporrà di un “tema” non comune e di grande impatto da sviluppare in varie sfaccettature. Questo potrebbe aprire numerosi ed interessanti “spunti” turistici e commerciali con l’avvio di incontri e seminari dedicati al rilancio dei castelli, all’architettura ed al recupero edilizio dei castelli, all’arte “di nicchia” sconosciuta finora a esperti e pubblico, convegni storici, incontri e gemellaggi con altre regioni “di castelli” e molto altro ancora.

La promozione di Novara come “Provincia dei Castelli” favorirà queste e molte altre attività e potrà aiutare oltre che turismo e cultura, anche persone intraprendenti a crearsi un futuro. Il “Parco Culturale Ludovico il Moro” connoterà inoltre la nostra provincia come sede di una particolare cultura nata da una fusione/collisione durata per secoli, fra le opposte tendenze di spirito lombardo e di spirito piemontese assolutamente unica e degna di essere riconosciuta, tutelata e promossa come tale.