Castelli e Fortificazioni
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Elenco completo dei Castelli censiti
Castelli e Fortificazioni
Comune: Novara

Tipo di costruzione: Architettura fortificata - Castello
Configurazione Strutturale: complesso fortificato a pianta quadrata, le cui strutture insistono sull’angolo di sud-ovest della cerchia muraria cittadina di epoca romana e medievale, della quale si conservano tracce materiali entro il suo perimetro

Fondazione: XIII secolo
Fasi costruttive: XIII secolo, XIV secolo, XV secolo

Primo documento rintracciato: Bernardino Corio nella sua Storia di Milano racconta che nel 1272 Francesco Della Torre ordinò la costruzione di un castello, detto la Turricella, nel luogo dove sorgeva il palazzo della famiglia Tettoni

Descrizione dello stato di fatto: il castello è costituito dalla Rocchetta di epoca viscontea, con pianta a L, nelle cui murature permane traccia delle più antiche strutture duecentesche e dove sono identificabili i resti delle due torri citate nella documentazione: la Mirabella all’angolo di Nord-Est e la torre della Monicione, sul lato Est, poste a difesa della trecentesca Porta dell’Ortello; i resti di una terza torre, ricostruita nel corso dei recenti restauri, sovrastano l’ingresso settentrionale al castello. La fortificazione viscontea è completamente circondata dalla poderosa mole della ghirlanda di epoca sforzesca; essa è a pianta quadrangolare, con massicci torrioni a base quadrata a ogni angolo, vi si accedeva un tempo tramite due porte, protette da rivellini, aperte sui lati Nord e Sud; le cortine murarie, rivestite di una camicia in mattoni, si elevano a scarpa per un’altezza di 19 braccia, dal fondo del fossato fino al cordone in granito, sopra il quale si innalzano le mura di cortina per altre 8 braccia; le mura erano sovrastate da beccatelli, alti in origine 4 braccia e dei quali rimangono ampie tracce, sui quali erano impostati i parapetti e le merlature. I torrioni angolari sovrastavano di 6-8 braccia le cortine e terminavano in altrettante torrette a capo dei camminamenti esterni di ronda. Il complesso fortificato, utilizzato in seguito come struttura carceraria, dopo un lungo periodo di abbandono è da qualche tempo sottoposto a profondi interventi di restauro al fine di una sua conversione in sede museale

Notizie storiche: non vi sono informazioni certe riguardo la possibilità che, nel luogo dove oggi sorge il castello di Novara, o nelle sue immediate vicinanze, esistesse una precedente fortificazione di epoca tardo antica o altomedievale. Se le enigmatiche e oscure parole di Ennodio a proposito del castrum del vescovo Onorato non consentono di azzardare alcun tipo di ipotesi, è stata invece proposta da Giancarlo Andenna la tesi – anche se soltanto a livello di suggestione o di mera congettura, e basandosi su argomenti non probanti – che l’area dove sorge il castello, un tempo denominata Ortello, potesse essere identificata con il luogo dove era situata la corte incastellata di Veratelino, citata in un diploma di Ottone I del 969, sull’ubicazione della quale non vi sono a tutt’oggi certezze. Bisogna attendere il 1272 per avere notizie storicamente fondate sul castello di Novara: in quell’anno scoppiò in città una rivolta contro la fazione guelfa guidata dai Brusati, al potere da circa un decennio e appoggiata dai Torriani che esercitavano di fatto il dominatus sulla città monopolizzando l’accesso alla carica podestarile. Lo storico Bernardino Corio racconta che in quell’anno Francesco Della Torre, dopo avere sedato la rivolta, diede l’ordine di «fabbricare un castello, chiamato la Turricella, nel cui circuito comprese il palazzo di Tetenis [Tettoni], ponendovi fidate scolte». Questa testimonianza - riportata anche da Tristano Calco e confermata dalle osservazioni del Sesalli sull’esistenza, ancora ai suoi tempi, di stemmi di tale famiglia sui muri della rocca -, segna il momento della nascita del castello di Novara. Le origini del castello sarebbero dunque da ascrivere alla trasformazione, da parte dei Torriani, di un preesistente palazzo turrito - uno dei tanti presenti nella Novara del XIII secolo -, appartenente alla famiglia Tettoni; il palazzo sarebbe stato sequestrato ai suoi legittimi proprietari, considerati come nemici in quanto appartenenti alla parte ghibellina e sostenitori dei Tornielli, per essere poi convertito in una vera e propria rocca all’interno della città. La scelta cadde sul palazzo dei Tettoni per il fatto di essere ubicato proprio in corrispondenza dell’angolo sud-ovest delle mura cittadine, in una posizione facilmente arroccabile, poiché già difesa su due lati dalle cortine della cerchia muraria urbana. Nel dicembre 1273, con il ritorno al potere della parte ghibellina, il palazzo fortificato tornò in possesso della famiglia Tettoni e, per qualche anno, di esso non si ebbe più alcuna notizia: una fortificazione di questo tipo, infatti, non era concepita per affrontare un pericolo esterno, ma interno alla città stessa; era dunque funzionale alle esigenze dei Torriani, estranei alla realtà cittadina e bisognosi di tenere saldamente sotto controllo degli infidi alleati, ma del tutto inutile per i Tornielli che, cacciati gli avversari, non avevano motivo di temere colpi di mano entro le mura, e che invece rivolsero le loro attenzioni al rafforzamento delle difese dell’intera città e della sua cerchia muraria. Una situazione analoga a quella in cui si erano trovati i Torriani nel 1273 si ripresentò nel 1290, quando Matteo Visconti prese la città: il castello tornò a essere utilizzato e furono costruite nuove torri per renderlo più forte. Il castello fu attaccato il 18 marzo 1299 dagli uomini del marchese di Monferrato ed espugnato dopo una sola giornata di assedio; quando tuttavia, nel 1313, Matteo Visconti prese nuovamente la città esso risultava ancora una volta saldamente nelle sue mani. La rocca era un importante strumento per l’esercizio del potere sulla città, come avevano dimostrato i Torriani prima e il Visconti in seguito, per questo, quando il 16 aprile 1315 egli fu cacciato e i Brusati e i Cavallazzi rientrarono in città, i vincitori decisero di fare demolire il castello, che, nel racconto di Pietro Azario, è indicato - non sappiamo per quale motivo, né da dove derivi questa denominazione - come castrum Bergaminum. La vittoria dei guelfi fu però effimera e, soltanto pochi mesi dopo, i Tornielli facevano il loro ritorno in città: il potere della Pars Rotunda, basato sull’alleanza tra le maggiori famiglie ghibelline novaresi, ma senza il concorso dell’ingombrante presenza di Matteo Visconti, si fondò anche su un vasto progetto di rafforzamento delle difese cittadine, coordinato attorno alla fortificazione di un intero quartiere, quello dove si concentravano i palazzi e le case dei ghibellini, sempre nel settore di sud-ovest della città. Ancora una volta, però, la Parte Rotonda non dimostrò alcun interesse alla ricostruzione del castello, ma piuttosto di privilegiare la sicurezza e la salvaguardia dell’intera città; la percezione che essa aveva di sé stessa era quella di essere una componente pienamente integrata nel corpo della realtà urbana locale. Diversa fu invece la situazione quando il 22 maggio 1332 Giovanni Visconti cacciò i Tornielli e prese il potere in città. Egli, sebbene cercasse di fare risaltare gli aspetti di continuità e di vicinanza con la realtà novarese, rivendicando il fatto di essere il legittimo erede della dignità episcopale dell’antica diocesi gaudenziana, esercitava la sua signoria sulla città ma non ne era un cittadino, le basi del suo potere erano estranee alla realtà urbana: per tenere la città saldamente in pugno doveva mostrare la propria forza, per questo, come racconta l’Azario, «castrum valde pulcrum construi fecit in Novaria». Il castello di Novara alla metà del Trecento presentava ormai tutte le caratteristiche di una vera e propria fortezza, come dimostrarono gli eventi dell’inverno 1356-1357, quando il marchese di Monferrato appoggiato dai Tornielli prese facilmente la città, mentre il castello, posto sotto assedio, resistette per qualche tempo, arrendendosi per mancanza di viveri soltanto due mesi più tardi. Esso fu ulteriormente rafforzato in seguito agli interventi voluti nel 1358-1359 da Galeazzo Visconti, il più importante dei quali fu la creazione di un’area di rispetto attorno alle sue mura, demolendo gli edifici che, trovandosi a esso troppo vicini, ne pregiudicavano la sicurezza: tra questi la chiesa e il convento di S. Luca che sorgevano a sud-ovest della fortificazione. Attorno alla metà del Quattrocento l’intero sistema difensivo cittadino versava in condizioni precarie: tanto il castello, quanto la cittadella viscontea, necessitavano di urgenti lavori. La delicata situazione delle finanze statali però non consentiva lo stanziamento delle somme indispensabili per intervenire efficacemente e il clima di generale pacificazione seguito alla pace di Lodi del 1454 consigliò l’impiego delle scarse risorse per il soddisfacimento di altre necessità ritenute prioritarie. Fu soltanto dopo la morte di Francesco Sforza, con il duca Galeazzo Maria, suo figlio e successore, che si ebbe una radicale inversione di rotta e che, malgrado il perdurare delle difficoltà finanziarie dello stato sforzesco, si decise di intervenire con un’imponente opera di riedificazione del castello, procedendo nel contempo con la demolizione della vecchia e insicura struttura della cittadella. Nell’estate del 1468 iniziarono i lavori per il rinnovamento delle opere difensive del castello, consistenti nell’inglobamento delle strutture preesistenti entro la nuova, massiccia ghirlanda quandrangolare; il cantiere, affidato nel corso degli anni ad alcuni dei più importanti ingegneri militari attivi nel ducato - Bartolomeo Gadio, Serafino Gavazzi, Maffeo da Como, Danesio Maineri, Ambrogio Ferrari - procedette con lentezza e non senza battute d’arresto. Nel 1479 gran parte delle opere erano state eseguite e mancava ormai veramente poco alla conclusione dei lavori, ma la mancanza di fondi si rivelò in quella occasione un problema davvero insuperabile e il cantiere si dovette fermare, questa volta definitivamente. Caddero nel vuoto anche le proteste del castellano di Novara, che denunciava come «queste tore sono tute discoperte et hè grandissimo dampno de vostra signoria, fin a questa hora non ho visto opera alchuna. Item avixo quella como questa rocha tuta ci piove et marcisse li legnami, et hè grande dampno». Negli ultimi anni del Quattrocento il duca Ludovico il Moro ordinò lavori di manutenzione e di rafforzamento ulteriore delle difese del castello, affidando il lavori all’architetto boemo Giorgio Trebeser. Nel corso del Cinquecento, in conseguenza del mutamento delle tecniche offensive, con la diffusione e il potenziamento delle artiglierie, e difensive, con l’introduzione dei bastioni poligonali, il castello fu inglobato nella complessa struttura fortificata della cerchia bastionata cittadina, che sarebbe stata conclusa soltanto durante il secolo successivo; la fortezza tuttavia, sebbene sottoposta a successivi interventi documentati ancora per gran parte del XVII secolo – tra i quali la costruzione, in corrispondenza dell’ingresso a settentrione, di un nuovo rivellino nel 1651, eseguito su progetto dell’ingegnere Pietro Antonio Barca -, aveva ormai assunto la configurazione strutturale che si è conservata fino ai nostri giorni.

Leggende: è un fatto noto che Leonardo da Vinci, durante il suo soggiorno alla corte sforzesca di Milano, ricevette l’incarico di realizzare una colossale statua bronzea raffigurante Francesco Sforza a cavallo e che di tale lavoro fu eseguito soltanto il modello in creta, distrutto poi dalle soldataglie francesi che lo utilizzarono come bersaglio per le loro balestre. Una leggenda racconta però che un’altra statua equestre - molto più piccola ma assai più preziosa, essendo realizzata in oro massiccio - fu commissionata al maestro e che essa fu portata a Novara per ordine di Ludovico il Moro e nascosta nei sotterranei del castello. Dopo la caduta del castello e la fine del dominio sforzesco la preziosa statua non fu più rinvenuta e si troverebbe, ancora oggi, sepolta in qualche recondito nascondiglio nei sotterranei della fortezza.

Fonti archivistiche: Archivio di Stato di Milano, Archivio ducale visconteo-sforzesco, Carteggio Interno, 741 (1450-1457), 824 (1468-1470), 825 (1471-1473), 826 (1474-1478), 827 (1479-1483), 828 (1484-1493); Autografi, 88, Ingegneri e architetti (Bartolomeo Gadio); 199-203, Autorità civili e militari, Castellani dello Stato di Milano; 228, Autorità civili e militari, Piazzeforti

Bibliografia: F. SESALLI, Prefazione a G. B. PIOTTO, Consiliorum sive Responsorum clarissimi iureconsulti, ac equitis, et comitis d. Ioanni Baptistae Ploti, patritii Novariensis, Novariae 1578. TRISTANI CALCHI, Mediolanensis Historiae Patriae libri viginti, Mediolani 1628, p. 358. B. CORIO, Storia di Milano di Bernardino Corio eseguita sull’edizione principe del 1503, vol. I, Milano 1855, p. 577. A. RUSCONI, Il castello di Novara, in Monografie novaresi, Novara 1877, pp. 137-160. «Monumenta Germaniae Historica», Diplomata regum et imperatorum Germaniae, t. I, Hannoverae 1879-1884, p. 509 (doc. 371: 18 aprile 969). A. RUSCONI, Assedio di Novara (1495). Documenti inediti, Novara 1884. ENNODI, Opera, in «Monumenta Germaniae Historica», Auctorum Antiquissimorum, t. VII, Berolini 1885, p. 201 (CCLX, Versus de castello Honorati episcopi). S. PELLINI, Le fortificazioni di Novara, Novara 1902. G. B. MORANDI, Inventari e notizie del castello di Novara nei secoli XV e XVI, in «Bollettino Storico per la Provincia di Novara», 1910, pp. 36-58, 201-207, 289-298; 1911, pp. 36-48, 61-74; 1912, pp. 254-262. ID., Il castello di Novara dalle origini al 1500, Novara 1912. ID., Breve storia delle mura bastionate di Novara, in «Bollettino Storico per la Provincia di Novara», 1923, pp. 324-325. PETRI AZARII, Liber gestorum in Lombardia, a c. di F. Cognasso, in «Rerum Italicarum Scriptores», XVI, 4, nuova ed., a c. di G. Carducci, V. Fiorini, P. Fedele, Bologna 1926, p. 19. G. ANDENNA, Andar per castelli. Da Novara tutto intorno, Torino 1982, pp. 67-113. B. GUANELLA, U. JACOMETTI, A. RIZZI, I sotterranei del castello di Novara, in «Bollettino Storico per la Provincia di Novara», 1983, pp. 72-82, 386-397. G. ANDENNA, Honor et ornamentum civitatis. Trasformazioni urbane a Novara tra XIII e XVI secolo, in Museo Novarese. Documenti, studi e progetti per una nuova immagine delle collezioni civiche, a c. di M. L. Tomea Gavazzoli, Novara 1987, pp. 50-73. P. GARONE, Il castello. Storia e archivi, in Museo novarese cit., pp. 507-511. R. GUASCO, Il castello. Architettura e conservazione, in Museo novarese cit., pp. 515. Il castello di Novara: alcuni curiosi documenti, a c. di R. Nuvolone e M. Perazzo, Novara 1992. G. D. CELLA, Il castello di Novara e i suoi sotterranei: guida per il viaggiatore curioso, s. l. 2006. Ingegneri ducali e camerali nel ducato e nello stato di Milano (1450-1706). Dizionario biobibliografico, a c. di P. Bossi, S. Langé, F. Repishti, Firenze 2007

Ricercatore: Compilatore scientifico dei testi: dott. Roberto Bellosta Revisore: dott. Fiorella Mattioli

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