Castelli e Fortificazioni
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Elenco completo dei Castelli censiti
Castelli e Fortificazioni
Comune: Buccione


Stato d'esistenza: Esistente; cortina di mura del primo recinto in gran parte conservata; cortina di mura del secondo recinto scomparsa.

Tipo di costruzione: Architettura fortificata - Castello
Tipo: Nella storiografia del Novecento i castelli venivano ridotti quasi sempre a sistemi di “torri isolate di vedetta e di segnalazione”, ovviamente “strategiche”, che sarebbero state tra loro collegate visivamente; ma in realtà un sistema pianificato per la difesa militare non è mai esistito. Le conoscenze acquisite analizzando la struttura materiale del castello di Buccione consentono di far luce, in qualche misura, sullo scenario dell'incastellamento nel Piemonte nord-orientale. Emerge la tipologia delle strutture fortificate destinate alla esazione dei pedaggi, come Buccione, che Settia definì “castelli di strada”; il prototipo è il castello di Castruzzone, posto sopra Carema alle porte della Valle d'Aosta, costruito negli anni 1152-1163 per concessione dell'imperatore Federico I dal vescovo di Vercelli Uguccione per riscuotere i dazi sulle pietre da macina che affluivano in pianura. Le fortezze di Buccione e di Castruzzone sono dunque dislocate nella fascia pedemontana dove si aprono le valli e nei nodi dei percorsi lungo i quali fluiva il transito commerciale. Un altro caso emblematico di castello di strada è posto sulla riva occidentale del lago Verbano: il Castellaccio di Lesa (“castrum Lexia Leocarni”), la cui prima citazione risale agli anni 1348-1355, quando l'arcivescovo ambrosiano Giovanni Visconti impose che il dazio si pagasse approdando “cum navibus et rebus suis... ad dictum castrum”. A Buccione nel corso degli scavi sono emersi pochi reperti coevi al castrum: focolari, buche pontaie, alcune punte di balestra, un ciottolo sferico che era forse un proiettile per frombola, frammenti di ferro di cavallo. Sembra dunque possibile ritenere che la struttura in età tardo medievale fosse poco utilizzata e in ogni caso abbia ospitato guarnigioni poco numerose. E' peraltro evidente la sua funzione simbolica ai confini del territorio controllato dal vescovo. Ma forse il compito principale del presidio consisteva nella riscossione dei pedaggi sulla strada che da Gozzano e da Bolzano entrava nella Riviera di San Giulio: non si può escludere che l'esazione medesima fosse esercitata anche sul traffico che si svolgeva per via d'acqua facendo capo agli approdi del villaggio sottostante. Sappiamo peraltro che nel 1366 il vescovo Oldrado sedendo in palatio insulae fissò le tariffe (e quindi i relativi pedaggi) per i barcaioli che trasportano le merci a partire dal porto di Buccione verso gli approdi della Riviera e a Omegna. Si può ancora supporre che il denaro dei pedaggi fosse custodito all'interno della torre, che era accessibile soltanto per mezzo di una scala asportabile: la struttura serviva inoltre per la difesa della porta e come estremo rifugio degli uomini. La funzione di “torre di vedetta e segnalazione”, che viene spacciata per prioritaria alimentando un comodo pregiudizio, era in realtà complementare.

Configurazione Strutturale: Torre a pianta quadrata composta da cinque piani con impalcati lignei e una cella merlata coperta. Cortina di mura a pianta quadrata, edificio di servizio a pianta rettangolare.

Fondazione: XII secolo
Fasi costruttive: XII secolo

Primo documento rintracciato: La prima citazione del castrum è del marzo dell'anno 1200, quando il comune di Novara tratta con i signori da Castello di Crusinallo che si incontrano con i consoli novaresi “in prato subtus castellum Buzoni”. Il sito potrebbe essere identificato con lo spazio posto sul crinale del colle antistante l'ingresso, poi delimitato dal secondo recinto di mura. Alla presenza del vescovo Pietro IV fu stabilita una spartizione dei territori di influenza: il comune da Gozzano in giù, a nord i domini da Castello. Secondo il cronista Pietro Azario il “mons Mesime cum pertinenciis” cioè il territorio del colle di Mesma, che forse comprendeva il “pratum subtus castellum Buzoni”, apparteneva ai Cavalcasella da Castello.

Fasi costruttive: Il monumento è unitario in ogni sua parte. In età imprecisata fu costruita una seconda cortina murata che racchiuse uno spazio pianeggiante lungo il crinale del colle.

Descrizione dello stato di fatto: Gli imponenti resti della fortezza di Buccione sono preziosi per la storia locale, ma anche per la storia dell'Architettura, poiché il monumento è pervenuto in gran parte integro, è unitario e non fu oggetto di opere di trasformazione in età moderna. Le recenti opere di consolidamento e restauro sono state precedute da scavi archeologici che hanno notevolmente accresciuto le conoscenze sul castello. I lavori iniziarono nell'aprile del 2005 con l'eliminazione della vegetazione infestante; fu allora possibile agli archeologi realizzare una completa rilevazione geometrica impiegando le tecnologie più moderne. Ciò permise di ottenere un primo notevole risultato: la pianta aggiornata dimostrò infatti che il tracciamento delle mura perimetrali fu regolare, cioè i magistri costruttori avevano operato senza compiere errori di misurazione. Il rilievo di cui disponevamo in precedenza era stato allestito nel 1937 dallo storico dell'architettura Carlo Nigra: ma la la pianta pubblicata era vistosamente “sghemba” e inesatta, perchè l'architetto di Miasino misurava i muri da solo, facendosi largo con la roncola tra i rovi. La necessità di compiere drenaggi profondi ha imposto la rimozione dei riporti di terra lungo il perimetro del recinto e l'esigenza di effettuare scavi che raggiungessero la quota della roccia porfirica. E' stato facile constatare che la sommità era stata spianata per edificare la torre, le cui fondazioni sono formate dalla roccia medesima; i primi corsi lapidei risultano incassati in un solco appositamente predisposto ed i filari di conci, lavorati con grande perizia, sono del tutto identici a quelli che emergono fuori terra. Pertanto non sono venute in luce le fondazioni di età romana che il Nigra credette di scorgere negli anni Trenta del secolo scorso: la sua lapidaria affermazione (“...le sue mura poggiano sulle fondazioni di un'altra torre preesistente ivi costrutta dai Romani, le quali affiorano ancora in qualche punto mostrando il loro sistema costruttivo che è prettamente romano”), si spiega con l'infatuazione per i ruderi di età antica presente nella cultura del tempo; il falso storico che ne è derivato continua ad essere tramandato nella letteratura turistica locale. Mentre approfondivano lo scavo gli archeologi hanno compiuto una scoperta inaspettata: è apparso un condotto fognario interrato che scaricava nel bosco all'esterno della prima cinta di mura; era collegato alla canna verticale delle latrine poste al primo e al secondo piano della torre centrale. Il fondo e i lati della canaletta sono pavimentati in lastre di beola e la sezione interna misura centimetri 30 x 30. La fogna costituisce pertanto un documento materiale mai osservato o descritto nei castra piemontesi; serve anche a smentire l'ingenua convinzione, che confessiamo di avere condiviso, secondo la quale gli scarichi delle latrine del castello versavano le acque nere “a cielo aperto”, inquinando il suolo e l'aria in corrispondenza dello spigolo sud-est del monumento. Un'altra latrina era stata rilevata dal Nigra nello spessore della cortina presso lo spigolo rivolto verso la cava. Ma esistevano altri servizi igienici: infatti i ponteggi predisposti per consolidare i paramenti esterni hanno rivelato la presenza di altri due scarichi in corrispondenza del così detto “corpo di guardia”, che forse erano collegati con latrine poste a un piano superiore oggi non più esistente; dunque è stato possibile ricostruire l'intero sistema di smaltimento delle acque del castello: la guarnigione poteva disporre di due servizi nella torre e di tre nel muro perimetrale. Nella prima cortina di mura si è posto rimedio alle infiltrazioni delle piogge che penetravano al di sopra delle murature con la formazione di cappe protettive continue, per eseguire le quali si è proceduto a montare i ponteggi che hanno consentito l'osservazione ravvicinata dei paramenti. Sono stati in tal modo verificati da vicino i fori corrispondenti agli incastri di travi e mensole lignee che in tempo di guerra sostenevano impalcati intermedi, ora scomparsi. Queste strutture precarie erano finalizzate a completare l'apparato difensivo, cioè ad “armare” la fortezza: è un aspetto che nelle descrizioni dei castelli viene generalmente lasciato in ombra. Così si spiegano le diverse altezze delle feritoie nei muri rivolti verso il crinale di Gozzano e nella direzione dei versanti laterali. Si è inoltre contribuito a far luce su un altro quesito irrisolto, relativo alla difesa dell'unica porta del castello. Il muro della fronte rivolta verso Orta è di spessore maggiore rispetto alla cortina del recinto; dal momento che non esistono, secondo gli archeologi, segni di un rilevato esterno o di un fosso difensivo, si deve immaginare che la porta fosse difesa da una robusta bertesca, cioè da una costruzione lignea che sovrastava a sbalzo il portale di ingresso, dalla quale si sarebbe potuto offendere il nemico con proiettili, pietre o fuoco. Nello stesso modo non sono emerse prove sicure della presenza di lastricati e di pavimentazioni interne, che vennero forse asportati nel corso di iniziative di spoliazione. E' tuttavia apparso chiaro che lo spianamento della roccia ed i riporti di terra ai piedi della cortina perimetrale erano funzionali all'innalzamento del piano di calpestio interno, che accresceva i vantaggi della difesa. Gli scavi hanno verificato infine le eccellenti condizioni statiche della torre centrale: nessuna traccia di cedimenti è apparsa nelle parti interrate, così come nella canna interna; essa ha resistito nell'arco di quasi novecento anni a innumerevoli sollecitazioni provocate dai fulmini (i più recenti si sono abbattuti sulla cella nel 1965 e nel 1989), poichè la robusta volta a crociera a livello dell'ultimo piano ha validamente irrigidito la struttura. Le prospezioni archeologiche e l'analisi dei paramenti murari hanno peraltro confermato che la concezione architettonica dell'intero complesso monumentale è interamente unitaria, dal momento che non si scorgono discontinuità nei paramenti e nelle tecniche di costruzione.

Notizie storiche: Nell'anno 1200 in seguito a una rivolta popolare il vescovo Pietro IV scomunica i cittadini di Novara e si rifugia nella Riviera di San Giulio; nell'agosto del 2005 risiede con la sua corte nel castello di Buccione, dove redige un atto per una controversia insorta con il capitolo di San Giuliano di Gozzano. Dopo i tentativi di espansione del Comune di Novara nei territori della Riviera, con il lodo del luglio 1219 il vescovo Tornielli e il podestà Giordano di Settala accettano l'arbitrato del vicario imperiale Giacomo di Carisio arcivescovo di Torino e di Enrico di Settala arcivescovo di Milano, con il quale viene riconosciuta la signoria territoriale del vescovo sulla Riviera. Nel giugno del 1235 il Capitolo della cattedrale di Novara ordina a due canonici di recarsi nei castelli di Gozzano, di Buccione e dell'Isola perchè li custodiscano e amministrino la giustizia.

Personaggi storici collegati: Il vescovo di Novara Pietro IV.

Leggende: Sono definitivamente tramontate le fortune che suscitò nell'Ottocento romantico la leggenda dell'eroico sacrificio di Maria Canavese: secondo il racconto fantastico, privo di ogni riscontro documentario, dell'ortese Cavalier Giacomo Giovannetti, l'eroica vedova cusiana fu trucidata sulla torre con il suo figlioletto mentre suonava a martello la campana, segnale convenuto per le milizie rivierasche che si opponevano a Cesare Maggi: il capitano al soldo di Carlo V aveva invaso la Riviera nel 1529. I recenti lavori di di restauro hanno fornito la straordinaria occasione di ricollocare sulla torre la campana storica, che era stata rimossa nel 1940 con il demagogico intento di “ricavar bronzo per i cannoni”. Secondo la tradizione e gli Statuti della Riviera nel medioevo veniva suonata a martello per adunare le milizie e difendere gli uomini del Cusio da banditi, predoni o mercenari, e negli anni Trenta del Novecento il 4 di novembre, per ricordare la fine della grande guerra. Il suo ruolo di simbolo identitario per le comunità del Lago di San Giulio ha dunque suggerito una azione culturale di ripristino della memoria storica.

Citazioni Letterarie: Tra le relazioni dei viaggiatori europei che compivano il “grand tour”si deve citare la Descrizione della Riviera d'Orta del barone Ludwig Von Welden (1782-1853): “... io tenni fisso lo sguardo nella oscura muraglia (del castello di Buccione), e pareami vedere le guardie, e udire il fragore di quella campana...”

Condizione giuridica: Proprietà ente privato

Fonti archivistiche: Archivio di Stato di Torino, Catasto di Maria Teresa,1723; Catasto Rabbini,1864.

Bibliografia: C.NIGRA,Torri castelli e caseforti del Piemonte. Il Novarese,Novara 1937; R.VERDINA,Restauri alla Torre di Buccione sul lago d'Orta,”Bollettino Storico per la Provincia di Novara,2(1956),pp.1-12; F.RUGA,A.BEDONI,ACCADEMIA DEL TICIAL,Atti del convegno sulla Torre di Buccione, Gozzano29 nov.1980,pp.1-9; ANDENNA,Andar per castelli, da Novara tutto intorno,Torino 1982,pp.607-620; A.MARZI,Sulle origini del castello di Buccione,”Novara”,4(1984),pp.52-62,Orta San Giulio,1984; F.R.PAGANI,Torri medievali del Novarese: traccia per un catalogo, tesi di laurea in Lettere e Filosofia,Università degli Studi di Pavia,A.A.1991-92,Relatore Prof. A.M.SEGAGNI; SOPRINTENDENZA BENI AMBIENTALI ARCHITETTONICI DEL PIEMONTE,Cantieri. Interventi straordinari negli edifici colpiti da avversità atmosferiche,Torino 1991,pp.112-113; A.DEL DUCA,Il sistema fortificato della Riviera di San Giulio. Per un censimento dei castelli del Cusio,Gruppo Archeologico del Lago d'Orta “Pagus”,Borgosesia 1995; F.MATTIOLI,Il colle della Torre di Buccione, in Luoghi di sguardi. Le terre alte del Lago d'Orta: Torre di Buccione, Monte Mesma, Sacro Monte di Orta,a cura di F.MATTIOLI, W.ZERLA,A.MOLINARI,Omegna 1999,pp.15-21; A.BERTANI,Le fortificazioni altomedievali nell'Italia settentrionale alla luce dell'archeologia: l'area del Lago d'Orta,tesi di laurea in Archeologia Medievale,A.A. 1998-1999, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano,Relatore Prof.S.Lusuardi Siena; A.MARZI.,Vicende storiche ed architettoniche del castello di Buccione. La torre simbolo di unità e di identificazione del Cusio,”Le Rive”,4(2003),pp.47-49; ID.,Il restauro del castello di Buccione,”Le Rive”,3/4(2004),pp.17-!18; ID.,Le caseforti novaresi e della Valle d'Aosta nei disegni di Carlo Nigra,in Caseforti, torri e motte in Piemonte. Secoli XII-XVI,”Bollettino della Società per gli Studi Storici,Archeologici ed Artistici della Provincia di Cuneo”, 132(2005),pp.213-227; ID.,Le presunte caseforti cusiane e le case dei “rustici” nel tardo medioevo,”Antiquarium Medio Novarese”,II (2007),pp.259-270; E.PERENCIN,M.ZAPELLONI,Orta San Giulio. Castello di Buccione. Indagine archeologica, Torino 2006.

Ricercatore: arch. Angelo Marzi

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